Le parole della famiglia che diventano la nostra voce
“Nella nostra famiglia abbiamo sempre lavorato duramente”, “Prima viene il dovere e poi il piacere”, “Un vero uomo non mostra le sue emozioni”, “Non fidarti di nessuno”, “In questa famiglia siamo molto uniti”.
Tutte queste sono frasi che possono sembrare semplici modi di dire e che spesso vengono pronunciate così di frequente da non domandarsi quale sia la loro origine o quale storia familiare raccontino, semplicemente diventano le nostre, fanno parte di noi.
Può anche accadere che proprio quelle stesse frasi continuino a guidarci nelle scelte future, nel modo di relazionarci agli altri o di considerare noi stessi, questo perché siamo cresciuti dentro un sistema di significati nel quale alcune convinzioni divengono talmente condivise da apparirci naturali.
Ogni famiglia costruisce nel tempo una propria grammatica relazionale costituita da narrazioni esplicite e da tracce implicite che si apprendono osservando e che contribuiscono a generare un insieme di aspettative su come le cose debbano andare, su ciò che è da considerare giusto o sbagliato, o ancora su come dovrebbero essere delle relazioni funzionali.
Le frasi raccontano una storia
Nell’ottica sistemico-relazionale, una frase non viene considerata soltanto per il suo contenuto, ma anche per il suo significato. Dietro una frase ricorrente come “non fidarti mai di nessuno” potrebbe celarsi una storia di tradimenti o delusioni che ha lontane radici, capaci di attraversare le generazioni.
Dietro il “devi contare solo sulle tue forze” potrebbe trovarsi il mandato di chi ha dovuto affrontare numerosi ostacoli e difficoltà.
È qui che si potrebbe inserire il concetto di mito familiare inteso come un insieme di rappresentazioni e credenze condivise dal sistema attraverso le quali la famiglia organizza la propria storia e il nucleo della propria identità.
“Noi non molliamo mai!”, “Nella nostra famiglia tutti si sono sacrificati, “Non abbiamo mai avuto bisogno di nessuno, ce la siamo cavata solo con le nostre forze”.
Espressioni di questo tipo possono diventare vere e proprie basi identitarie in cui ogni membro del sistema si rispecchia.
Un altro concetto importante per comprendere questo tema è quello di lealtà invisibile teorizzato da Ivan Boszormenyi-Nagy e Geraldine Spark.
La lealtà familiare riguarda inconsapevolmente la fedeltà a quei legami significativi verso i quali una persona sente di dover dare una continuità, per restare ancorata alla propria famiglia e alla sua storia.
La lealtà rappresenta una dimensione talmente centrale delle relazioni familiari, da trasmettersi nel corso delle generazioni e influenzare aspettative, ruoli e comportamenti.
Da questa prospettiva, una frase familiare può diventare un mandato implicito: “Se nella nostra famiglia tutti hanno sacrificato i propri desideri, io devo fare altrettanto”; “Se gli uomini della nostra famiglia non mostrano mai paura, io devo essere forte e non far vedere le mie fragilità”.
In questi casi, può presentarsi un conflitto profondo tra il desiderio di essere sé stessi e il bisogno di appartenenza al sistema di origine.
Ciò che conosciamo da sempre tende a sembrarci naturale ed è per questo che diviene difficile riconoscere alcune eredità, poiché tendiamo a percepirle come davvero nostre.
In tale ottica, la psicoterapia potrebbe fornire quel supporto nell’aiutare a rendere pensabile e visibile ciò che prima sembrava ovvio e scontato, trasformando una regola implicita in qualcosa che può essere osservato.
Forse alcune di quelle frasi continueranno ad appartenerci e a rappresentarci, mentre altre potremo modificarle o lasciarle del tutto andare, non per tradire ma per poter dire con maggiore consapevolezza:
“La storia da cui provengo non è necessariamente la storia che devo continuare anch’io a raccontare e a raccontarmi.”.
Per approfondire:
- Andolfi M., Angelo C., Tempo e mito nella terapia familiare, Bollati Boringhieri, 1987;
- Boszormenyi-Nagy I, Spark G.M., Lealtà invisibili, Astrolabio, 1988;
- Bowen M., Dalla famiglia all’individuo, Astrolabio, 1980.
Autrice: Ilaria Corona